Cosa accade quando l’immobile caduto in successione non può essere comodamente diviso tra gli eredi?
Il caso: comunione ereditaria su porzione di villa bifamiliare
La controversia nasce dopo la morte della proprietaria di una porzione di villa bifamiliare. In assenza di testamento e di figli, l’eredità viene devoluta per due terzi al marito e per un terzo alla nipote, figlia del fratello premorto della de cuius.
Prima di procedere alla divisione, il Tribunale verifica l’avvenuta accettazione dell’eredità da parte di entrambi. Per il marito, l’accettazione tacita viene desunta dalla richiesta stragiudiziale di scioglimento della comunione, dall’avvio della mediazione e dalla successiva azione giudiziaria: attività che presuppongono, secondo il giudice, la volontà di assumere la qualità di erede.
La regolarizzazione edilizia: sanatoria possibile nonostante la comproprietà
La CTU evidenzia alcune lievi difformità nelle partizioni interne dell’abitazione, comunque sanabili attraverso CILA o SCIA in sanatoria. La regolarizzazione incontra però un ostacolo: l’attore possiede soltanto i due terzi dell’immobile e non può quindi agire come proprietario esclusivo.
Divisione: l’immobile non comodamente divisibile va al maggior quotista
La struttura e le dimensioni dell’abitazione non consentono tuttavia di ricavare due porzioni autonome corrispondenti alle quote di due terzi e un terzo senza comprometterne funzionalità e valore. Si applica quindi l’art. 720 c.c.: essendo il bene non comodamente divisibile, viene attribuito interamente al marito, titolare della quota maggiore e richiedente l’assegnazione. Alla nipote spetta un conguaglio



