Movida molesta. Tra responsabilità del gestore e del comune

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Il gestore del locale, a determinate condizioni, è responsabile anche del comportamento dei clienti e deve evitare condotte che violino le norme sui rumori e sulla sicurezza pubblica. E’ dunque possibile agire – sia in via civile che in via penale – contro il titolare dell’attività di ristorazione o di ritrovo se i rumori eccessivi sono causati da clienti.

La responsabilità del gestore sorge laddove le immissioni rumorose superino la soglia della tollerabilità , concetto questo da valutare in concreto in relazione a diversi elementi quali (ad esempio):

  • l’orario in cui il rumore viene prodotto;
  • la perseveranza del rumore;
  • la volontarietà nella produzione del rumore ;
  • la collocazione dell’immobile ove si percepiscono i rumori.

In ambito penale, affinché scatti il reato di disturbo alla quiete pubblica non è sufficiente il solo superamento della predetta soglia della tollerabilità, ma è necessario che il rumore abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da disturbare una pluralità indeterminata di persone e non un singolo soggetto.

Superata la normale tollerabilità, il gestore del locale può essere chiamato a rispondere del reato solo se non si attiva per evitare gli schiamazzi dei propri clienti anche al di fuori del proprio locale, ponendo un servizio d’ordine dei cartelli con degli avvisi espliciti. All’opposto, se il proprietario del locale abbia adottato in concreto  tutte le cautele al fine di impedire attività rumorose all’esterno del proprio locale o quanto meno volte a dissuadere gli avventori del proprio bar dall’intrattenersi fuori facendo chiasso, nessuna responsabilità potrà essergli addebitata.

Anche il Comune può essere ritenuto responsabile per i danni causati dalla movida ai cittadini residenti nelle zone interessate – ovviamente sole ove queste immissioni rumorose provengano dalla via pubblica e non già dal solo interno del locale -.

Il Comune ha il dovere di gestire il fenomeno in modo da non ledere i diritti dei residenti e può essere tenuto a risarcire i residenti se non ha adottato le opportune misure per impedire ai locali di fare schiamazzi durante le ore del riposo.

Presupposto della condanna contro l’ente è un’indagine volta a stabilire se il Comune abbia posto in essere tutto quanto era in suo potere per ricondurre le immissioni rumorose entro i limiti previsti per ciascuna zona, secondo la sua classificazione acustica, e, in generale, per evitare o contenere gli altri effetti nocivi della movida, attraverso l’accertamento del nesso causale tra i danni patiti dai privati e le azioni o le omissioni del Comune secondo i canoni generali dettati dall’articolo 2043 del Codice civile.

Potrebbe dunque coesistere una corresponsabilità omissiva tra il gestore del locale che non ha allontanato i clienti molesti e l’amministrazione comunale che non ha fatto i controlli sui locali ovvero non ha impedito i disturbi ben oltre l’orario di chiusura e dopo l’uscita dal locale.

 

 

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