Opposizione al pignoramento eseguito dalla “presunta cessionaria”

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Alla luce della recente evoluzione giurisprudenziale sul punto, "aggiorniamo" e rendiamo meno tecnico l'articolo di un Avvocato del nostro studio, articolo  pubblicato tempo fa su alcune riviste giuridiche on-line.

E’ sempre più frequente che la società che si affermino cessionarie di un credito (mutuo, finanziamento etc) intraprendano azioni esecutive contro il debitore  semplicemente facendo menzione dell’avviso di pubblicazione della cessione sulla Gazzetta Ufficiale, avviso che nella maggior parte dei casi individua i crediti solo in modo generico e non idoneo ad identificare in maniera certa i rapporti ceduti.

Dunque, laddove il debitore contesti specificatamente l’inclusione del credito in quelli “presuntamente” ceduti, grava sul cessionario fornire la prova di tale inclusione mediante il deposito del contratto di cessione ove sia univocamente indicato il rapporto ceduto.

Inoltre, ai fini di una valida cessione l’art. 58 del TUB impone che oltre alla pubblicazione dell’atto di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale, ne prescrive altresì l’iscrizione nel Registro delle Imprese.

Tali carenze impediscono alla parte e al Giudice di avere certezza o almeno contezza del fatto che l’asserito credito nei confronti dell’istante sia stato effettivamente oggetto di cessione.

In mancanza del contratto di cessione, ogni documento proveniente dalla cessionaria non può che avere un valore assai limitato e, di certo, la dichiarazione del cedente come anche l’atto di disposizione della Banca d’Italia, non possono avere valenza sostitutiva del contratto di cessione.

Altri profili sostanziali dubbiosi

In mancanza di deposito del contratto di cessione non è possibile rinvenire il prezzo.

Se si trattasse di pretium sceleris – come avviene per la maggior parte delle cessioni – si tratterebbe di un contratto dissimulante una donazione – che impone una forma assai più rigorosa – e dunque in palese violazione della legge sulle cartolarizzazioni.

La mancata possibilità di riscontrare il prezzo non consente neppure di verificare e comprendere quale sia il regime fiscale che occorre applicare, se il prezzo fosse vile, sfugge al fisco e si sottrae al pagamento delle imposte.

Se invece si intende defiscalizzare la perdita, comunque si crea una posizione di privilegio inconcepibile.

Peraltro accade che

Oltre al fatto che la cessionaria e la mandante devono essere iscritte nell’elenco ex art. 106 Tub per potere eseguire tale pignoramento – e nella maggior parte dei casi non lo sono – l’azione esecutiva viene proposta dalla sè dicente mandataria della cessionaria in forza di una procura notarile che pur elencando in dettaglio il contenuto dei poteri conferiti alla mandataria, non indica esattamente quali siano i crediti, che sono stati affidati alla gestione, sicché anche in questo caso non è possibile individuare i rapporti giuridici oggetto dell’impegno negoziale di procura/mandato.

La  nullità della procura generale alle mandatarie si riflette anche sulla nomina del procuratore che ha sottoscritto il precetto e il pignoramento.

Ovviamente trattasi di opposizioni prettamente formali, ma nel processo esecutivo la regolarità sostanziale della procedura non può prescindere da un rispetto rigoroso delle formalità.

I debitori saranno anche numeri, ma esigono il rispetto delle regole di diritto sostanziale e processuale sulla legittimazione dei propri creditori.

 

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