Il patteggiamento con pene sostitutive

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L’imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una pena sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria.

Quando la pena concordata non supera i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, il patteggiamento ai sensi dell’art. 445 c.p.p. «non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento né l’applicazione di pene accessorie e di misure di sicurezza, fatta eccezione della confisca nei casi previsti dall’articolo 240 c.p.».

La sentenza non può inoltre essere utilizzata a fini di prova nei giudizi civili, disciplinari, tributari o amministrativi.

Se la pena concordata non supera i due anni di pena detentiva o i due anni e mezzo per gli imputati infra-ventunenni, può essere richiesta e concessa anche la sospensione condizionale della pena ai sensi dell’art. 163 c.p.

Il giudice può cioè ordinare che l’esecuzione della pena rimanga sospesa per cinque anni (due nel caso di contravvenzioni), decorsi i quali, se il condannato non ha commesso ulteriori reati della stessa indole, la pena non dovrà mai essere eseguita.

Inoltre, ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. e), d.p.r. 313/2002 quando la pena irrogata non superi i due anni soli o congiunti a pena pecuniaria non viene fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale richiedibile da privati, ad esempio per motivi di lavoro.

Se non sussistono le condizioni per la concessione della sospensione condizionale della pena, se il Pubblico Ministero non è disposto a concederla o ancora se l’imputato semplicemente lo preferisce, può essere chiesta ai sensi dell’art. 444 c.p.p. l’applicazione delle pene sostitutive delle pene detentive brevi di cui all’art. 20 bis c.p.

Il giudice quando ritiene di dover determinare la durata della pena detentiva entro il limite di quattro anni, può sostituire tale pena con:

  • quella della semilibertà (che, ai sensi dell’art. 55 L.689/81, comporta l’obbligo di trascorrere almeno otto ore al giorno in un istituto di pena e di svolgere, per la restante parte del giorno, attività di lavoro o di studio);
  • o della detenzione domiciliare (che, ai sensi dell’art. 56 L. 689/81, comporta l’obbligo di rimanere nella propria abitazione o in altro luogo assimilato, per non meno di 12 ore al giorno, avuto riguardo alle esigenze familiari, di studio, di lavoro e di salute)

Se la pena viene concordata nel limite di tre anni, può essere sostituita con il lavoro di pubblica utilità (art. 56-bis L. 689/81)  e cioè con la prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, altri enti territoriali o presso organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, per non meno di sei ore e non più di quindici ore settimanali, compatibilmente con le altre esigenze di lavoro/studio.

Infine, se la pena concordata si contiene entro l’anno può essere convertita con la pena pecuniaria secondo i criteri di ragguaglio concordati con il Pubblico Ministero, avuto riguardo alle condizioni economiche dell’imputato.

Un giorno di pena detentiva non può essere comunque inferiore a Euro 5 né superiore a Euro 2.500.

In nessun caso, può essere concessa la sospensione condizionale delle pene sostitutive delle pene detentive brevi, perché vietato espressamente dall’art. 61-bis L. 689/89.

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