Qual è il limite al prelievo di contanti?

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Un privato -vale a dire un disoccupato, uno studente, un pensionato, un lavoratore dipendente, un artigiano, un professionista- può prelevare quanto vuole dal proprio conto corrente senza violare alcuna norma e senza che ciò possa essere considerato una violazione della normativa sull’antiriciclaggio.

Sotto un profilo esclusivamente fiscale, mai l’Agenzia delle Entrate potrebbe avviare un accertamento nei confronti di chi svuota il proprio conto corrente richiedendo banconote contanti.

I controlli sui prelievi, sono previsti per imprenditori e società (tetto di 1.000 euro giornalieri e comunque di 5.000 euro mensili).

Potrebbe succedere, quando la somma prelevata in contanti è ingente, che la banca chieda chiarimenti al cliente circa la destinazione del denaro. Questi dovrà autocertificare, compilando un apposito modulo, per quali spese verranno utilizzati i contanti.

Si potrà però ben spiegare che i soldi servono per varie spese, non tutte rivolte allo stesso soggetto.

È prevista una segnalazione obbligatoria alla Uif (l’Unità di informazione finanziaria) da parte della banca quando i prelievi, nell’arco dello stesso mese, complessivamente considerati superano 10.000 euro. E ciò vale anche se si tratta di prelievi frazionati in più operazioni di importo inferiore (ad esempio, 10 prelievi da mille euro). La segnalazione viene fatta non per una questione fiscale ma per un controllo sulle attività illecite. Non scatteranno quindi dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. La Uif valuta se sussistono sospetti di reati e in caso ne informa la Procura della Repubblica. Si tratta di «controlli» e non di «divieti»: siamo fuori dal perimetro delle segnalazioni per operazioni sospette (Sos).

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