La responsabilità dell’avvocato (e dei professionisti)

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L’errore dell’avvocato può davvero dar luogo a un risarcimento per il cliente?

Non basta dimostrare che il legale ha sbagliato: bisogna provare che, senza quell’errore, il cliente aveva concrete possibilità di ottenere un risultato migliore nel processo.

Non basta aver perso la causa:

  • il danno non coincide con il semplice fatto di aver perso il processo;

  • il danno, se c’è, è la perdita di una concreta e apprezzabile probabilità di vittoria.

La responsabilità dell’avvocato per errore professionale non scatta automaticamente ogni volta che il cliente perde la causa. Conta il rapporto tra l’errore e il risultato: bisogna capire se, senza quell’errore, il processo sarebbe potuto finire in modo concretamente migliore per il cliente.

Errore dell’avvocato e danno: non sono la stessa cosa

Un errore può esserci anche in una causa che, comunque, sarebbe stata persa. In questo caso, non c’è danno risarcibile, perché l’esito negativo non dipende davvero dall’errore del legale. Viceversa, il danno esiste quando l’errore ha inciso in modo determinante: ad esempio, ha impedito al giudice di esaminare il merito (per un vizio formale grave), oppure ha portato a scelte difensive manifestamente sbagliate che hanno fatto perdere una posizione altrimenti difendibile.

Il nesso causale: il “come sarebbe andata” senza l’errore

Per parlare di responsabilità bisogna verificare il nesso causale tra condotta dell’avvocato e pregiudizio del cliente.

In pratica, ci si chiede:

  • se l’avvocato avesse agito correttamente, il cliente avrebbe avuto serie possibilità di ottenere un risultato migliore?

  • questo va valutato con un criterio di normalità e verosimiglianza, non con mere ipotesi astratte.

Se la risposta è sì, l’errore ha causato un danno; se la risposta è no (perché la causa era comunque debole o infondata), il danno non c’è, anche se l’avvocato ha sbagliato.

La “perdita di chance”: quando è davvero risarcibile

Spesso, in questi casi, si parla di perdita di chance. Ma la chance risarcibile non è una semplice speranza: è la perdita di una opportunità concreta e apprezzabile di successo.

Questo significa che:

  • non basta dire “avrei potuto vincere”;

  • occorre dimostrare che quella possibilità era seria, sulla base degli atti, delle prove e del quadro normativo.

Se la possibilità di un esito migliore era solo teorica o molto remota, non c’è spazio per un risarcimento.

Cosa deve provare il cliente

Chi agisce contro il proprio avvocato, quindi, deve provare due elementi fondamentali:

  • l’inadempimento del professionista (errore tecnico, violazione di doveri di diligenza, decadenze, termini, scelte difensive macroscopicamente errate);

  • il fatto che, senza quell’errore, avrebbe avuto concrete probabilità di ottenere un vantaggio: una decisione favorevole, un risarcimento, l’accoglimento di un’impugnazione, ecc.

Solo quando questi due elementi si tengono insieme si può parlare di vero danno da errore professionale.

Un equilibrio tra tutela del cliente e ruolo dell’avvocato

Questi principi servono a trovare un equilibrio:

  • da un lato, il cliente è tutelato quando l’errore dell’avvocato gli ha fatto perdere una occasione reale di giustizia;

  • dall’altro, l’avvocato non viene trasformato in un assicuratore del risultato, ma resta responsabile per la qualità e la correttezza della propria prestazione, non per ogni esito sfavorevole.

In sostanza: non ogni errore comporta un risarcimento, ma ogni vera occasione perduta per colpa dell’avvocato può diventare un danno giuridicamente rilevant