La liberazione della fideiussione

/ / News

Ai sensi dell’art. 1957 c.c.,  il creditore che non attiva entro sei mesi dalla scadenza del debito gli strumenti di recupero del proprio credito nei confronti del debitore principale decade dal diritto di pretendere l’adempimento dal fideiussore.

L’istanza del creditore verso il debitore principale deve essere necessariamente giudiziale, ossia è necessario il ricorso ad un mezzo di tutela processuale, volto ad ottenere, in via di cognizione o esecutivamente, secondo le forme e nei modi di legge, l’accertamento ed il soddisfacimento delle pretese del creditore.

Secondo l’orientamento tradizionale, nell’ipotesi di contratto di mutuo, l’obbligazione è da ritenersi unica, ossia la suddivisione in rate costituisce soltanto una modalità per agevolare una delle parti.

In forza di ciò il debito non potrebbe considerarsi scaduto prima della scadenza dell’ultima rata, con la conseguenza che il termine di cui all’art. 1957 c.c. decorrerà dalla scadenza dell’ultima rata stessa. Tuttavia, questo principio può applicarsi solo nel caso di “permanenza dell’efficacia del contratto di mutuo” e non in ipotesi di risoluzione con decadenza del beneficio del termine e conseguente obbligo di restituzione, dell’intero capitale e degli interessi maturati.

Dal momento della decadenza del beneficio del termine, dunque, il piano di ammortamento del mutuo non esiste più, la somma è dovuta sin da subito e non corrisponde più all’importo originariamente previsto dai piani di ammortamento allegati ai contratti. Conseguentemente, è da questo momento che l’obbligazione (capitale residuo più eventuali interessi moratori) diviene per intero esigibile e, in altri termini, è scaduta.

Infine, si segnale che il termine di sei mesi previsto dal Codice Civile  deve corrispondere al momento in cui la Banca acquisisca consapevolezza che il debitore principale non è in grado di pagare ed attendere ordinariamente alle proprie obbligazioni onde evitare che il comportamento “attendista” della Banca pregiudichi il patrimonio del Garante, poiché, con la colpevole tolleranza dell’inadempimento, la Banca fa ricadere fatalmente sul soggetto garante le conseguenze del proprio inerte comportamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *