Il danno per l’assistenza in favore del figlio

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La bambina, in conseguenza dell’errata prestazione sanitaria, era affetta da grave ritardo mentale e tetraparesi spastica, così incapace di espletare autonomamente qualsiasi attività della vita quotidiana e con necessità di continua assistenza. Il fatto che i genitori avessero scelto di provvedere personalmente all’assistenza della figlia non poteva far venire meno l’obbligo risarcitorio dei sanitari negligenti.

E’ stato riconosciuto dalla Corte di Cassazione che i genitori della sfortunata bambina sono e saranno chiamati ad una continua opera di assistenza in favore della figlia. È evidente che quest’attività si traduce necessariamente in un costo, e questo sia nel caso in cui l’assistenza venga svolta direttamente dai genitori -che dovranno togliere tempo ed energie al proprio lavoro – sia nel caso in cui venga delegata ad altri. L’impegno di spesa che i genitori dovranno affrontare (e hanno già affrontato) è un qualcosa di ben diverso rispetto alla sofferenza interiore che caratterizza il danno c.d. da perdita del rapporto parentale.

Confermata la sentenza della Corte di Appello che aveva stimato equo riconoscere la somma di Euro 70.000 per l’assistenza svolta fino alla data della decisione (calcolando in Euro 7 l’ora il costo necessario all’assistenza, prestata comunque anche dai nonni); nonché nella somma capitalizzata di Euro 220.000 per l’assistenza futura.

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