Il 25 settembre 2025 è stata pubblicata la Legge n. 132/2025, la prima normativa organica in Italia che regola l’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nelle professioni, con particolare attenzione all’ambito legale e giudiziario. Questa legge entrerà in vigore il 10 ottobre 2025 e si inserisce in armonia con il regolamento europeo AI Act.
Un approccio che mette l’essere umano al centro
La legge italiana segue un principio fondamentale: l’AI deve essere uno strumento al servizio dell’essere umano e non un suo sostituto. Questo significa che, specialmente nelle professioni intellettuali come quella forense, resta imprescindibile il ruolo umano, in particolare la capacità di giudizio, analisi e interpretazione del professionista.
Uso dell’AI nelle professioni legali: il ruolo di supporto
Il testo normativo stabilisce che l’impiego dell’intelligenza artificiale da parte degli avvocati può avvenire solo per funzioni di supporto e strumenti tecnici, come ad esempio:
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Ricerca di leggi e sentenze,
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Analisi e gestione di documenti,
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Preparazione di bozze di atti legali.
L’attività principale e le decisioni critiche devono sempre essere svolte personalmente dall’avvocato, che mantiene il controllo e la responsabilità di tutte le valutazioni giuridiche.
L’obbligo di trasparenza verso il cliente
Un aspetto molto importante riguarda il rapporto tra avvocato e cliente. La legge impone agli avvocati di informare chiaramente i clienti se nell’esecuzione dell’incarico si avvale di sistemi di AI. Questa trasparenza tutela la fiducia e garantisce che il cliente sia consapevole delle tecnologie impiegate nel proprio caso. Ed è per questo che abbiamo già provveduto ad inserire nel nostro sito una apposita informativa -trascritta in calce- che verrà comunque sottoposta ai nostri clienti per la cause già in essere.
Limiti e garanzie nell’uso dell’AI nel processo giudiziario
L’AI può essere utilizzata anche nei tribunali, ma sempre nelle attività di supporto, come gestione amministrativa, analisi statistica e ricerca giurisprudenziale. Il giudice, però, mantiene sempre il potere esclusivo di decidere su fatti, prove e interpretazione della legge. Non è ammessa alcuna “giustizia automatizzata” delegata alle macchine.
Sicurezza, privacy e responsabilità
La legge prevede rigide garanzie di protezione dei dati personali e richiede un uso responsabile e trasparente degli algoritmi e degli strumenti di intelligenza artificiale. Gli operatori devono rispettare i principi di equità, non discriminazione e tutela della privacy, garantendo sicurezza e affidabilità in ogni fase del processo.
Conclusioni: una svolta per la professione legale
Con questa legge, l’Italia diventa pioniere in Europa nel regolamentare l’intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali e nel sistema giudiziario. L’innovazione tecnologica è accolta come un’opportunità per migliorare efficienza e qualità, ma sempre nel rispetto dei valori etici e della centralità del giudizio umano, ponendo il professionista e il cittadino al centro del nuovo ecosistema digitale.
La nostra informativa
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nello studio legale
L’intelligenza artificiale rappresenta un utile strumento tecnologico in grado di ottimizzare tempi e metodologie di lavoro. Essa, tuttavia, ha una funzione esclusivamente di supporto e non si pone mai come sostituto dell’attività professionale umana. L’avvocato resta insostituibile per la complessità del ragionamento giuridico, per l’esperienza maturata, per la capacità critica e strategica e per l’intuito che caratterizzano la professione forense.
Un’evoluzione naturale della professione
L’uso dell’intelligenza artificiale si inserisce in un percorso di evoluzione naturale della professione legale. In passato le ricerche giuridiche si svolgevano esclusivamente consultando volumi cartacei; successivamente sono arrivate le prime banche dati su CD-ROM, poi su DVD, e infine le piattaforme online, che hanno reso le informazioni sempre più accessibili e immediate. Oggi l’AI rappresenta semplicemente un ulteriore passo in avanti in questo processo di modernizzazione, con la differenza che – come sempre – lo strumento resta al servizio della competenza e della responsabilità dell’avvocato.
Supporto strumentale, non sostitutivo
L’AI deve essere intesa come un collaboratore tecnologico al servizio della competenza umana. Non elimina la complessità del diritto né sostituisce la valutazione professionale: è uno strumento che può velocizzare alcune attività, ma non possiede la capacità di interpretazione, di argomentazione giuridica e di decisione che spettano esclusivamente al legale incaricato.
Attività per le quali può essere impiegata l’AI
I professionisti dello studio possono avvalersi di sistemi di intelligenza artificiale solo per attività di supporto, quali, a titolo esemplificativo:
- ricerche giurisprudenziali e normative;
- analisi documentale e organizzazione delle informazioni;
- redazione assistita di bozze di atti o documenti, sempre soggette a revisione critica dell’avvocato.
L’AI non prende decisioni giuridiche, non formula strategie difensive e non esprime valutazioni autonome: il suo impiego resta confinato a compiti esecutivi e ripetitivi.
Supervisione costante dell’avvocato
In conformità alla Legge n. 132/2025, ogni utilizzo dell’intelligenza artificiale avviene sotto la supervisione diretta e costante dell’avvocato, che mantiene la piena responsabilità delle scelte professionali. Le decisioni strategiche, le valutazioni giuridiche e le attività intellettuali restano sempre ed esclusivamente prerogativa del professionista incaricato.
Tutela della riservatezza e dei dati personali
La protezione dei dati personali e sensibili dei clienti costituisce un valore prioritario per lo studio. L’avvocato garantisce il rispetto delle norme in materia di privacy e protezione dei dati, evitando l’immissione nei sistemi di AI di informazioni non necessarie o non adeguatamente anonimizzate. Lo studio adotta tutte le misure necessarie per garantire che non esista alcun rischio di compromissione dei dati sensibili o di identificazione del cliente tramite l’uso dell’AI. In particolare:
- Anonimizzazione preventiva: le informazioni che possano identificare il cliente non vengono fornite al sistema di AI né in forma integrale, ma in forma anonima o aggregata;
- Minimizzazione dei dati: si inseriscono nel sistema soltanto i dati strettamente necessari allo scopo, evitando qualsiasi dato superfluo;
- Verifica dei fornitori e sicurezza tecnica: i sistemi AI utilizzati sono selezionati in base a requisiti di sicurezza (cifratura, politiche di accesso, controllo della retention dei dati) e non consentono la divulgazione o il riutilizzo dei dati da parte del fornitore;
- Impossibilità di conservazione del dato identificativo nel sistema: il sistema non memorizza né utilizza tali dati per addestramento o analisi successive.
Grazie a queste misure, possiamo assicurare che non vi è alcun rischio di esposizione, divulgazione, perdita o uso improprio dei dati personali o sensibili affidatici allo studio.
Garanzia di professionalità e centralità umana
La tecnologia è al servizio del cliente solo come mezzo di supporto. La qualità, la precisione e l’affidabilità della prestazione legale sono assicurate dall’attività personale, critica e consapevole dell’avvocato, che resta il garante unico e insostituibile del corretto esercizio della professione.



